23 set 2009

Gianni Letta indagato dalla procura di Lagonegro


Abuso d'ufficio, turbativa d'asta e truffa aggravata: sono queste le ipotesi di reato per le quali il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, è indagato nell'ambito di un'inchiesta della procura di Lagonegro.

Secondo i magistrati del foro lucano, il braccio destro del presidnete del Consiglio avrebbe favorito la holding di cooperative legata a Comunione e Liberazione "La Cascina" nell'appalto per un centro di assistenza per richiedenti asilo a Policoro, in provincia di Matera. La notizia è lo scoop con cui Il fatto quotidiano (omaggio a Il Fatto di Enzo Biagi), il giornale diretto da Antonio Padellaro da oggi in edicola, celebra la sua nascita. Il titolo è interlocutorio: "Indagato Letta. Da dieci mesi e nessuno ne parla""Nessuno ne parla" - L'interrogativo che Marco Lillo e Peter Gomez, autori del pezzo, si pongono è il perché la notizia non sia transitata sui giornali, visto il ruolo istituzionale dell'indagato.

L'ipotesi più accreditata, sollevata dagli autori, è che Letta sia proprio l'uomo al cospetto del quale i grandi editori devono battere cassa per ottenere i finanziamenti pubblici all'editoria.

L'impunità dello scudo fiscale


La maggioranza, attraverso un emendamento approvato dalla Commissione finanze del Senato, allarga le maglie della norma che consente, dietro il pagamento di un'imposta, il rientro dei capitali illecitamente trattenuti all'estero. Non ci sarà protezione per i reati penali, ma rimane per molti infrazioni societarie e tributarie, tra cui il falso in bilancio.

Le commissioni Bilancio e Finanze del Senato hanno approvato una nuova versione dell'emendamento Fleres sullo scudo fiscale. Salta il "salvacondotto" per la sfera penale, ma lo scudo fiscale (ovvero la possibilità, per coloro che hanno capitali illeciti all'estero, di farli rientrare in Italia dietro il versamento di un'imposta) votato dalla maggioranza offre protezione per una serie di reati tributari tra cui il falso in bilancio. Rispetto al vecchio emendamento Fleres, sono esclusi dallo scudo i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (5 agosto 2009). Resta la modifica sui tempi con la possibilità di chiedere il rientro dei capitali entro il 15 dicembre 2009.
Nell'emendamento Fleres riformulato e approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato è confermato il non obbligo da parte degli intermediari di segnalare capitali sospetti.

Si escluderà, in un prossimo e agghiacciante futuro, la punibilità penale in caso di reati tributari come la dichiarazione fraudolenta, l'infedele dichiarazione, l'omessa dichiarazione, l'occultamento o la distruzione di documenti contabili, quest'ultimo reato fortemente connesso con i reati societari. Ed ecco come si arriva al falso in bilancio: il salvacondotto vale anche per i reati societari, tra cui il falso in bilancio, quando questi siano stati commessi per eseguire od occultare reati tributari. Tra questi ci sono: false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci e dei creditori, falsità materiale commessa da privati, falsità ideologica commessa da privati in atto pubblico, falsità in notificazioni in scrittura privata, uso di atto falso, soppressione di istruzione o occultamento di atti veri.

In sintesi, per tutti coloro che, per spostare i capitali all'estero, hanno commesso questi reati, la norma varata dalla maggioranza garantisce l'impunità.
Fare cassa, da parte del Governo, attraverso questi tatticismi che rendono l’illecito quanto mai lecito non rappresenta senz’altro un modello il virtù né etico né sociale. Ma non si poteva aspettare (an)che questo..

22 set 2009

Nasce il giornale di Travaglio: "Il Fatto Quotidiano"


Cari amici, mentre diamo gli ultimi frenetici ritocchi al primo numero de "Il Fatto Quotidiano", due parole sulle città che riusciremo a raggiungere: le abbiamo pubblicate da qualche giorno sull’Antefatto e subito si sono scatenate le reazioni più disparate: dal sollievo di chi ha appreso che troverà regolarmente Il Fatto ogni giorno nell’edicola sottocasa al disappunto di chi ha scoperto che la sua città non è fra quelle comprese nell’elenco della nostra distribuzione.

L’avevamo detto fin dal primo momento: per non morire strangolati nella culla, abbiamo dovuto fare delle scelte, essendo impossibile per via dei costi raggiungere tutte e 38 mila le edicole d’Italia. Il nostro distributore, fra i due o tre migliori del Paese, ci aveva suggerito una distribuzione ancor più prudente. Noi, anche al prezzo di qualche sacrificio economico, abbiamo ottenuto di raggiungere tutte le regioni tranne purtroppo la Val d’Aosta.

Nel primo elenco non era compresa la Calabria, ma siamo intervenuti anche lì e proprio ieri ci è stato comunicato che Il Fatto Quotidiano arriverà anche a Sant’Eufemia-Lamezia Terme, Reggio Calabria e Cosenza, dove speriamo che le fosche previsioni dei nostri venditori vengano smentite da un gran numero di lettori. Se poi dovesse accadere il miracolo, cioè se il nostro quotidiano si attestasse su un numero di copie vendute superiore alle previsioni, saremo sempre in tempo ad aggiungere nuove località.
Meglio crescere per gradi, senza mai fare il passo più lungo della gamba, piuttosto che essere costretti a retrocedere o a ritirarsi per eccesso di ottimismo. Siamo un piccolo vascello corsaro, e come tali dobbiamo muoverci nei primi tempi.

Nell’attesa, visto il ritardo con cui abbiamo comunicato l’elenco delle città che raggiungeremo in edicola, abbiamo deciso di prorogare fino al 15 ottobre l’offerta speciale per gli abbonamenti, così che i lettori che non vogliono perdersi Il Fatto possano abbonarsi a prezzo ridotto e sopperire alla nostra assenza nei chioschi delle loro città (sappiamo che molti di voi lo stanno già facendo, tant’è che negli ultimi giorni il numero degli abbonamenti ha ricominciato a lievitare al ritmo di 100-150 all’ora). Per tutti gli altri, sarà pronto entro la prima metà di ottobre il servizio di abbonamento in edicola con la formula del coupon. Continuate a seguirci su Antefatto, che non è ancora il sito del Fatto Quotidiano, ma lo diventerà presto, entro dicembre. Lavori in corso, anche lì. Ora andiamo a chiudere il primo numero.

Grazie a tutti, a domani.

di Antonio Padellaro e Marco Travaglio

13 ott 2008

Morti Bianche, realtà nera


In Italia chi lavora… muore.

Sembra essere questa la paradossale e sconcertante verità che emerge dagli ultimi dati statistici.

Infatti, resta proprio all'Italia il non invidiabile primato delle vittime sul lavoro in Europa. Nel nostro paese il numero delle "morti bianche", seppure in calo rispetto agli anni scorsi, è infatti diminuito meno che nel resto d'Europa. Negli ultimi dieci anni, nel periodo compreso tra il 1995 e il 2004, da noi il calo registrato è stato pari al 25,49 per cento mentre nella media europea la flessione è stata pari al 29,41 per cento.

La presidente del gruppo Prc alla Regione Basilicata Emilia Simonetti ha detto la propria opinione in tal merito. “Nonostante la situazione relativa alla sicurezza nei luoghi di lavoro in Basilicata continui ad essere preoccupante afferma la Simonetti - come dimostrano i continui casi di ‘morti bianche’ ed infortuni, la 58esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, istituzionalizzata nella seconda domenica di ottobre, da noi è passata inosservata. “Eppure – evidenzia - ogni giorno, in Italia, si verificano sul lavoro 2.500 incidenti, muoiono 3 persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Per il 2007, i dati Inail confermano, infatti, che le morti bianche sono state circa 1.200. Cifre che testimoniano la gravità di un fenomeno che resta una delle principali cause di morte e provoca quasi il doppio dei decessi rispetto agli omicidi. Per questo – aggiunge Emilia Simonetti – l'appello del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a ‘tenere viva l'attenzione al fenomeno, non demordere nell'allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative’ non può cadere nel vuoto”.

L'insicurezza sui luoghi di lavoro: ecco una vera e propria emergenza che assilla il Paese, da nord a sud, e che ogni tanto riemerge prepotentemente sull'onda di gravi fatti di cronaca. Ecco perché occorre iniziare a monitorare i luoghi dell'insicurezza, i cantieri come le fabbriche e tutte quelle realtà che vedono in posizione di svantaggio fin dall'inizio i lavoratori più inesperti, quelli saliti da qualche giorno su un ponteggio o quelli che sotto i capannoni dovrebbero beneficiare del periodo di formazione e che invece, magari, subiscono ricatti.
Molto, troppo, spesso il giogo dell'insicurezza mortale colpisce proprio i più deboli, i precari.

“Ovviamente – continua Simonetti - non basta la nuova legge sulla sicurezza sui posti di lavoro per prevenire le ‘morti bianche’ e gli infortuni, se non è accompagnata da un’attività di promozione ad ogni livello delle misure anti - infortunistiche e, inoltre, la normativa nazionale per essere più efficace deve trovare strutture ed organismi a livello regionale. Purtroppo – conclude il capogruppo del Prc - il nostro sistema non riesce ad essere efficace né quando si tratta di abbattere il fenomeno infortuni, né quando si tratta di limitare l'incidenza delle malattie professionali”.